Lo Uttaro
Letture consigliate
Ludwig Feuerbach, L’essenza del Cristianesimo, 1843 :
…”La fede nella provvidenza è la fede dell’uomo in sé stesso. Dio si prende cura di me; egli si propone la mia felicità, la mia salvezza; vuole che io sia beato; ma anche io voglio la stessa cosa; il mio proprio interesse è dunque l’interesse di Dio, la mia propria volontà la volontà di Dio, il mio proprio fine ultimo il fine di Dio - l’amore di Dio per me non è che il mio amore di me stesso divinizzato”…
Friedrich Nietzsche, L’Anticristo , 1888 :
….” Quel che ci divide non sta nel fatto che non ritroviamo Dio nella storia, né nella natura e neppure dietro la natura - bensì nella circostanza che noi sentiamo quel che viene venerato come Dio, non come “divino”, ma come miserabile, assurdo, dannoso, non soltanto come errore, ma come delitto contro la vita… Noi neghiamo Dio in quanto Dio… Se questo Dio dei cristiani esistesse, sapremmo ancor meno credere in lui “….
Bertrand Russell, «Perché non sono cristiano», 1927:
…”La nostra concezione di Dio deriva dall’antico dispotismo orientale, ed è una concezione indegna di uomini liberi. Non ha rispetto di sé stesso chi si disprezza e si definisce miserabile peccatore […] Non bisogna rimpiangere il passato o soffocare la libera intelligenza con idee che uomini ignoranti ci hanno propinato per secoli. Occorre sperare nell’avvenire e non voltarsi a guardare a cose ormai morte che, confidiamo, non rivivranno più in un mondo creato dalla nostra intelligenza “…
ABROGHIAMO L’OTTO PER MILLE!!!!!!!!!!!!!!
MA SI PUÒ ABROGARE? O NON PAGARE? E COME?
L’Associazione per lo Sbattezzo ha lanciato da diversi anni un’iniziativa per l’obiezione fiscale: maggiori informazioni sul loro sito.
L’UAAR ha anch’essa più volte criticato e chiesto modifiche alla normativa: resta il fatto che un cambiamento è fattibile solo attraverso una modifica della legge.
PERCHÉ ABROGARE IL MECCANISMO?
* perché il meccanismo doveva essere basato sulla volontarietà, ma la ripartizione delle scelte inespresse vìola, di fatto, questo principio;
* perché è un finanziamento a fondo perso a favore di confessioni religiose che si dovrebbero autofinanziare. Soprattutto nel caso della Chiesa cattolica, gran parte di questi contributi non ha alcuna utilità sociale;
* perché è una partita truccata: a differenza delle confessioni religiose, lo Stato italiano non fa alcuna pubblicità per sé e non informa su come destina questi fondi. Quando nel 1996 il ministro Livia Turco propose di destinare i fondi di competenza statale all’infanzia svantaggiata, il “cassiere” della Conferenza Episcopale Italiana Nicora reagì duramente, sostenendo che «lo Stato non deve fare concorrenza scorretta nei confronti della Chiesa»;
* perché è una partita a cui non tutti possono giocare: sono ammesse solo le confessioni sottoscrittrici di un’Intesa con lo Stato. Ecco perché la Chiesa, attraverso i parlamentari cattolici, blocca l’accordo (già sottoscritto) con i Testimoni di Geova e impedisce l’avvio di trattative con gli islamici: i fedeli di queste religioni, ben disciplinati, grazie al meccanismo delle scelte inespresse porterebbero alle loro gerarchie una contribuzione ben superiore alla loro percentuale reale, con un danno valutabile in centinaia di milioni di Euro per la Chiesa cattolica.
* perché è un meccanismo non chiaro, che trae in inganno non solo il semplice cittadino ma anche la persona colta. Un giornalista Rai ha dovuto addirittura scusarsi in diretta per la sua non conoscenza del meccanismo;
* perché lo Stato, erogando questi finanziamenti, è costretto a cercarsi altre entrate con nuove forme di tassazione della popolazione.
* perché dio non esiste.
L’OTTO PER MILLE NON E’ UNA SCELTA !
ANCHE SE NON FIRMI FINANZI LA CHIESA CATTOLICA.
MA COSA SIGNIFICA “OTTO PER MILLE”?
Con il Concordato del 1929 lo stato italiano si impegnò a pagare direttamente lo stipendio al clero cattolico, con il meccanismo della congrua. Ritenendolo datato, nell’ambito delle trattative per il “nuovo” Concordato si decise un nuovo meccanismo di finanziamento alla Chiesa cattolica, solo in apparenza più democratico e trasparente in quanto allargato alle altre religioni: lo stato decideva di devolvere l’8 per mille dell’intero gettito IRPEF alla Chiesa cattolica (per scopi religiosi o caritativi) o alle altre confessioni o allo stato stesso (per scopi sociali o assistenziali), in base alle opzioni espresse dai contribuenti sulla dichiarazione dei redditi.
L’otto per mille è normato dalla legge 222/85.
COME FUNZIONA IL MECCANISMO?
Ogni cittadino che presenta la dichiarazione dei redditi può scegliere la destinazione dell’8 per mille del gettito IRPEF tra sette opzioni: Stato, Chiesa cattolica, Unione Chiese cristiane avventiste del 7° giorno, Assemblee di Dio in Italia, Unione delle Chiese Metodiste e Valdesi, Chiesa Evangelica Luterana in Italia, Unione Comunità Ebraiche Italiane.
In realtà nessuno destina il proprio gettito: il meccanismo assomiglia di più ad un gigantesco sondaggio d’opinione, al termine del quale si “contano” le scelte, si calcolano le percentuali ottenute da ogni soggetto e, in base a queste percentuali, vengono poi ripartiti i fondi.
Come se non bastasse, la mancata formulazione di un’opzione non viene presa in considerazione: l’intero gettito viene ripartito in base alle sole scelte espresse.
Alcune confessioni, più coerentemente, lasciano allo Stato le quote non attribuite, limitandosi a prelevare solo quelli relativi ad opzioni esplicite a loro favore: cosa che NON fa la chiesa cattolica, ottenendo un finanziamento quasi triplo rispetto ai consensi espliciti ottenuti a suo favore.
ECCO PERCHÉ È IMPORTANTE COMPILARE QUESTA SEZIONE DELLA DICHIARAZIONE DEI REDDITI.
Qualora il contribuente non sia tenuto alla presentazione della dichiarazione, può comunque effettuare ugualmente la scelta della destinazione dell’8 per mille consegnando il CUD in una busta chiusa agli enti preposti alla raccolta (poste, banche etc…).
LA DISTRIBUZIONE DEL GETTITO
Il Ministero delle Finanze, già restìo a fornire statistiche in merito (comunica i dati alle sole confessioni religiose, che ne danno notizia con estrema riluttanza), è peraltro estremamente lento nel diffondere i dati. Le ultime comunicazioni ufficiali e definitive si riferiscono incredibilmente alle dichiarazioni dei redditi del 2003 (redditi 2002).
Questa la distribuzione:
89,16% Chiesa Cattolica
8,38% Stato
0,55% Valdesi
0,39% Comunità Ebraiche
0,27% Luterani
0,22% Avventisti del settimo giorno
0,39% Comunità Ebraiche
0,07% Assemblee di Dio in Italia
Si noti che, in tale occasione, su oltre trenta milioni di contribuenti solamente il 39,52% ha espresso un’opzione: solo il 35,24% della popolazione, quindi, ha espresso una scelta a favore della Chiesa cattolica. Per dare un’idea dell’enormità della cifra corrisposta grazie a questo meccanismo, la Conferenza Episcopale ha disposto nel 2006 di contributi per 930 milioni di euro.
TERMOVALORIZZARE?
TERMOVALORIZZATORE ?
Uno studio del WWF Veneto ( http://www.wwf.it/Lazio/documenti/pag_rifiuti_inceneritori5.asp ) ha stabilito che l’energia risparmiata con il riciclaggio è di gran lunga superiore a quella recuperata da un inceneritore. Allora perché si continua a pontificare su questi meravigliosi impianti, chiamati termovalorizzatori come se fossero completamente differenti dagli inceneritori?
Risposta: marketing. La parola inceneritore ricorda diossina, ricorda Seveso, ricorda morti di cancro, malattie respiratorie, inquinamento di campi e di bestiame. Nessuno vuole un inceneritore. Allora venne il colpo di genio all’ASM Brescia, la multiutility che viene presa a modello in tutta Italia per la costruzione degli inceneritori. Disse un ingegnere: «chiamiamoli termoutilizzatori, così la gente penserà che siano una cosa diversa». E così si fece.
In seguito si adottò il termine ancora più ingannevole di termovalorizzatore.
Da tenere presente che questo vocabolo non esiste in nessun altra lingua europea (e forse del mondo): viene usata soltanto dai promotori degli inceneritori (costruttori e amministratori loro amici); nella normativa italiana e in quella europea non esiste, esiste il termine inceneritore a recupero energetico o impianto di incenerimento.
Proprio la direttiva 2000/76 definisce cosa si intende per impianto di incenerimento: tutte le strutture che fanno parte di un’area che ha lo scopo ultimo di smaltire i rifiuti per incenerimento (art. 3 comma 4 dir. 2000/76/CE).
A Parma sono doppiamente scorretti perché, oltre a chiamarlo termovalorizzatore, lo chiamano anche PAI, ossia Polo Ambientale Integrato, in un atto pubblico come la delibera comunale del 31 marzo 2006: è la dura legge del marketing.
UNA SOLUZIONE ALTERNATIVA AI TERMOVALORIZZATORI
Una soluzione alternativa ai termovalorizzatori:
Tratto da:
http://ilprofessorechos.blogosfere.it/2006/10/termovalorizzatore-e-pirolisi-1.html
Il termovalorizzatore è un impianto che brucia i rifiuti provenienti da un accurato processo di
raccolta differenziata. E’ cioè un inceneritore che usa il calore prodotto per generare energia.
Tuttavia, pur essendo meno inquinanti degli obsoleti inceneritori, i termovalorizzatori non riescono ad eliminare la diossina, tossica e cancerogena, presente nei fumi di scarico. Inoltre, studi sul particolato e sulle nanopolveri ne mettono seriamente in dubbio la compatibilità ambientale. E proprio per i dubbi sulla loro tossicità, i termovalorizzatori sono poco diffusi e molto osteggiati dalla popolazione.
Ma ora, forse, si è trovato il modo di smaltire i rifiuti urbani, con un impatto ambientale minimo, producendo eco-energia.
In Italia è l’Enea ad aprire questa prospettiva, già sperimentata in Germania e in Islanda.
In futuro, la tecnica che trasformerà la maggior parte dei rifiuti in energia termica ed elettrica e che sostituirà gli inceneritori si chiama “pirolisi “.
La pirolisi (ne ha parlato anche Ecoblog , qualche tempo fa) è un processo di degradazione termica in assenza di ossigeno. E’ una tecnica che, con particolari accorgimenti tecnici, l’utilizzo di uno speciale tipo di forno (kiln), la dissociazione molecolare tra 400 e 800°C (contro i 1300 °C degli inceneritori), può raggiungere performances ottimali, quali la totale assenza di diossine e furani (composti tossicologicamente simili), oltre ai fumi con le polveri. È un processo endotermico (per spezzare i legami tra gli atomi dei reagenti occorre fornire energia) e può essere regolato, cioè abbassato o aumentato. È particolarmente indicata proprio in presenza di materiali assai diversi fra di loro. Può operare con a monte la raccolta differenziata, ma anche senza.
Inoltre, la pirolisi potrà trattare la frazione umida insieme con la frazione secca del rifiuto, con ottimi risultati che possono toccare punte del 90% di produzione di gas e 10% di residuo inerte in discarica, contro circa il 50% dei termovalorizzatori.
Della nuova tecnica ne ha parlato all’ANSA, Angelo Moreno, ricercatore dell’Enea: “In questo modo si consente la minimizzazione dell’impatto ambientale, vale a dire, un minor numero e minore uso delle discariche, che e’ tra i primi obiettivi ambientali nella gestione rifiuti in Italia. Inquinanti quali i composti dello zolfo, gli ossidi di azoto, il monossido di carbonio diminuiscono fino alla meta’ mentre quelli pesanti si riducono del 50%. Se poi, prosegue il ricercatore dell’Enea, un tale sistema venisse accoppiato con una tecnologia ad alta efficienza, quali le celle a combustibile ad alta temperatura che possono sfruttare in maniera ottimale il syn-gas prodotto, questa potrebbe rappresentare la soluzione tecnologica ottimale al problema dei rifiuti, dal punto di vista ambientale, Dai residui della pirolisi si estraggono combustibili per turbine a gas o per motori diesel che, in parte alimentano il funzionamento dell’impianto e in parte vengono trasformate in energia da immettere nella rete.
Dal sito del Sole24Ore
Il Gip del Tribunale di Napoli Rosanna Saraceno ha disposto l’interdizione ai contratti con la pubblica amministrazione per un anno, relativamente alle sole attività di smaltimento, trattamento e recupero energetico dei rifiuti, nei confronti di alcune società del Gruppo Impregilo che gestiscono i sette impianti di combustibile da rifiuti della Campania. Le aziende coinvolte sono Impregilo, Fisia, e Fibe Campania.
Il Gip ha accolto le richieste dei Pm Giuseppe Noviello e Paolo Sirleo, al termine di una indagine sull’ipotesi di truffa aggravata.
Le indagini hanno portato anche al sequestro di circa 750 milioni di euro, somme dovute alle società da parte di molte amministrazioni municipali campane, o relative ad anticipi del commissariato emergenza rifiuti, per la costruzione del termovalorizzatore di Acerra. Nell’ambito dell’indagine il giudice ha disposto, nel dettaglio, il sequestro di 53 milioni di euro per le spese anticipate dal commissariato di governo per la costruzione degli impianti delle province campane diverse da Napoli, di circa 302 milioni quale tariffa di smaltimento regolarmente incassata; di documenti rappresentativi dei crediti certi, liquidi ed esigibili inerenti alle tariffe non ancora incassate pari a circa 142 milioni; di circa 100 milioni per le altre spese sostenute dal commissariato di governo che per contratto erano a carico delle affidatarie; di 52 milioni circa corrispondenti al mancato deposito cauzionale previsto dal contratto d’appalto; di circa 104 milioni pari al valore del termovalorizzatore di Acerra.
Al provvedimento restrittivo di questa mattina si è giunti dopo una lunga indagine, che ha preso spunto dal periodo in cui, nell’ambito del piano per lo smaltimento dei rifiuti, elaborato dalla Regione Campania, fu espletata una gara d’appalto a seguito della quale risultò aggiudicataria un’associazione di imprese costituita da Fibe e Fisia Campania, che provvide a realizzare i sette impianti per il Cdr, dove stoccare i rifiuti in attesa della realizzazione dei termovalorizzatori.
LA RACCOLTA DIFFERENZIATA.

CASTEL MORRONE differenzia, ma la cultura del sud e l’ombra della camorra suscitano molti dubbi, ma oltre a differenziare, c’è altro rimedio?
La raccolta differenziata, nuovo verbo dell’ecologismo e dell’economicita’, è ancora a zero.
Su questo punto bisogna essere rigorosi e pedanti. La differenziazione è l’unica strada alternativa a tante altre, tutte con una sciagura più o meno grande al loro interno.
Se non decolla la raccolta differenziata il problema dello smaltimento dei rifiuti sara’ sempre più
drammatico per l’ambiente e per la vivibilità dei nostri paesi, e strisceranno fino a straripare
alcuni aspetti indotti che segnerebbero un ulteriore gran passo avanti verso il degrado socioeconomico.
E’ noto, anzi notissimo, da centinaia di faldoni di atti processuali, da inchieste giornalistiche
e perfino dalla letteratura sociale che le ecomafie ricavano dallo smaltimento illegale della immondizia una quantità inimmaginabile di ricchezza. Far avanzare la raccolta differenziata significa, drammaticamente qui da noi, recuperare degli spazi di legalita’, delle boccate di ossigeno alla convivenza civile.
Ormai sta entrando nel senso comune che gli impianti di termovalorizzazione sono il minore dei mali, anzi, per un processo di assuefazione alle parole in conseguenza del quale se ne perde il senso, passa la sensazione che tali impianti, nel bilancio del dare e dell’avere, comportino un beneficio complessivo per il territorio che li ospita. E’ ovviamente falso. I termovalorizzatori sono degli impianti industriali di grandi dimensioni, con molta automazione e molto inquinanti, che come contropartita occupazionale offrono molto meno di tante altre tipologie di fabbriche.
Essi hanno poi un appetito da grande balena: la loro convenienza presunta dal punto di vista della produzione dell’energia è tanto piu’ vera quanto più lavorano. Trovarsi un tale impianto sul proprio territorio significherebbe calamitare immondizia a più non posso, e’ questa la sua logica d’esistenza, dai territori vicini e non.
Per questo servizio il nostro comune è affidato all’operatività dell’ ACSA. Si tratta di un’azienda a proprietà pubblica governata, è sempre più evidente man mano che ne leggiamo le vicende in cronaca, da logiche politiche spartitorie piuttosto che dalla cultura dell’efficienza e della produttività.
Senza voler assolutamente entrare nella disputa recente sull’affidamento del servizio da parte
dell’amministrazione chiedo, e ammetto che lo faccio retoricamente, se conosciamo una qualche
azienda governata dalla politica qui in Campania che, come l’Acsa, si regga su risorse pubbliche e allo stesso tempo lavori con criteri di efficienza e economicità. Che sia diretta da persone che oltre alla qualifica, allo stipendio e ai benefit della dirigenza abbiano anche le opportune capacità e un’adeguata cultura industriale. Che sia aggrappata alle proprie competenze e risorse e non alle lobbies politiche per fronteggiare il rischio d’impresa, temuto antagonista quotidiano di ogni azienda.
Le premesse non sono confortanti, ma per adesso questo è cio’ su cui dobbiamo contare.
Resta la considerazione che al di la’ di chi eroga il servizio esiste una responsabilità politica alla quale è opportuno ricordare l’importanza strategica dell’attività di raccolta differenziata e la sua criticità rispetto alla conservazione dell’ambiente e alla riduzione del costo del servizio di smaltimento.
Festa Medievale a Faicchio (BN)
Dal 22 al 24 giugno, nel centro storico di Faicchio (BN).
Uno scenario suggestivo ed un programma completamente rinnovato per
un evento affascinante ed emozionante. Faicchio (BN), ridente centro
del Sannio, si prepara a dare il via alla VI edizione della “Festa
medioevale”.
Questo il programma completo della festa:
- Venerdì 22 Giugno (a partire dalle ore 18.30):
Corteo Storico;
Musici e Sbandieratori di Sermoneta;
Palio della Botte;
Tiro alla Fune;
Corteo Storico;
Spettacolo Musicale “I Trementisti”.
- Sabato 23 giugno (a partire dalle ore 18.30):
Corteo Storico;
Esibizione Sbandieratori Contrade di Cori;
Palio degli “Arcieri del Rovo”;
Palo della Cuccagna;
Corteo Storico;
Spettacolo Musicale “I Musicastoria”.
- Domenica 24 giugno (mattina - a partire dalle ore 9.00):
Convegno “Castelli Medioevali”;
Corteo Storico;
Musici e Sbandieratori Contrade di Cori;
Esibizione degli Archibugieri “Sant’Anna” di Cava dei Tirreni;
Esibizione gruppo storico “I Normanni di Ruggiero” di Vairano
Patenora;
Esibizione spadaccini “Spada nella Roccia” di Rieti;
Palio degli “Arcieri del Rovo”;
Corteo Storico;
- Domenica 24 giugno (pomeriggio - a partire dalle ore 18.30):
Corteo Storico;
Palio della Quintana;
Musici e Sbandieratori Contrade di Cori;
Esibizione degli Archibugieri “Sant’Anna” di Cava dei Tirreni;
Esibizione gruppo storico “I Normanni di Ruggiero” di Vairano
Patenora;
Esibizione spadaccini “Spada nella Roccia” di Rieti;
Spettacolo Odalische, Mangiafuoco e Fachiri;
Proclamazione della contrada vincitrice del Palio.
Spettacolo musicale “La Takkarata”.
Mostra del ferro battuto, della Ceramica Artistica, delle terrecotte
e Prodotti Tipici Locali.
Durante tutta la durata della manifestazione STAND GASTRONOMICO.
7 TESI E 4 PROPOSTE PER L’EX MACRICO

Sette tesi e quattro proposte per l’ex Macrico…
a cura del Laboratorio Sociale MillePiani
Quello che segue è un contributo alla discussione sul movimento per il Macrico verde che intendiamo portare nella prossima assemblea del Comitato. Lo facciamo girare prima in modo che ciascuno possa ragionarci e dire la propria, in rete o in assemblea.
Frutto di una elaborazione collettiva, speriamo che esso possa fare da stimolo ad un dibattito, a volte carente di analisi e di prospettive condivise, a partire dalla consapevolezza che la congiuntura apertasi all’indomani dell’iniziativa del 3 giugno rende lo scenario che abbiamo di fronte uno scenario di crisi. Crisi non vuol dire fine di un’esperienza. Al contrario, la crisi rappresenta il momento in cui un determinato percorso, in una determinata congiuntura, può aprirsi ad esiti diversi da quelli previsti. La crisi di un percorso è l’occasione per scoprire le strade nascoste, quelle che l’occhio quotidiano spesso non vede, cioè i sentieri poco o mai battuti.
Un’avvertenza: nel testo abbiamo a volte detto più di quanto effettivamente pensiamo, e lo abbiamo fatto con la consapevolezza che in questo modo la discussione e la pratica possono avanzare spostando un po’ più in là l’orizzonte. Consapevoli anche che il nostro è un avanzare a tentoni e privo di certezze e che solo chi non prova, chi non scommette, chi non sperimenta, resta fermo e non sbaglia mai.
- 1 -
Il movimento per il Macrico verde non è un movimento ambientalista, o meglio lo è, ma in un senso del tutto nuovo rispetto a quello che la parola “ambientalista”, convenzionalmente e nell’uso giornalistico, significa. Il movimento per il macrico verde è un movimento per la “buona vita” nella città di Caserta: desideriamo spazi pubblici di cui usufruire quotidianamente in una città che offre poco in termini di aggregazione, di servizi pubblici, di beni comuni.
- 2 -
Sarebbe un grave errore vedere nella partecipazione di massa alle iniziative solo un elemento di forza da usare per aumentare il nostro potere contrattuale nella vertenza. Bisogna cominciare a cogliere il carattere “costituente” della partecipazione sociale: questo significa, in concreto, immaginarsi nuove istituzioni dal basso che si pongano l’obiettivo di fare in modo che le decisioni, sulla città, sulla qualità della vita, attraversino realmente i soggetti che spesso quelle decisioni le devono subire. Occorre guardare al movimento per il macrico verde come ad processo, articolato e complesso, di autogoverno della città.
- 3 -
Parlare di autogoverno è immaginare un’altra democrazia. Noi non vogliamo solo “un posto al verde”, noi non chiediamo soltanto a chi governa la città di rispettare le nostre richieste o le “promesse” fatte in campagna elettorale, noi desideriamo mettere in discussione la forma stessa della democrazia rappresentativa e immaginare un altro modo di governare la città che non si basi sull’alternanza dei partiti al consiglio comunale, ma sulla partecipazione costante, effettiva, decisionale, della cittadinanza attiva, delle persone in carne ed ossa, di quelli che la città la abitano e la vivono. L’autogoverno non è una soluzione da proporre per il domani, ma una pratica quotidiana che viviamo già nell’esperienza delle assemblee cittadine.
- 4 -
Il movimento per il Macrico rappresenta, per noi, questa occasione irripetibile. Riprodurre vecchie logiche per le quali si divide l’obiettivo concreto (il Macrico verde al 100%) da quello generale (l’autogoverno, la partecipazione costante e attiva), ritenendolo puro elemento di contorno per dare forza alla vertenza, è perdente, o quantomeno agisce su un terreno arretrato rispetto alla partita che si sta giocando in città sulla “qualità della vita”. Da questo punto di vista, il movimento deve crescere ancora, deve acquisire consapevolezza che la propria efficacia non risiede nella forza, ma nella capacità di farsi abitudine, pratica quotidiana, partecipazione attiva, in una parola “istituzione”: ciò che ha messo in crisi i partiti in città (e i palazzinari e gli affaristi di sempre) non è stato solo il fatto di contestare la destinazione d’uso del Macrico (anche questo, per carità…), ma soprattutto che siano stati orde di cittadini/e a desiderarlo e ad affermare un altro modo di prendere le decisioni che ci riguardano, a dire, a voce alta: “Non potete decidere sulle nostre teste, non staremo a guardare!”.
- 5 -
Questo “no!” oggi deve porsi il problema di diventare “si!”, di trasformarsi in affermazione di qualcosa di nuovo, e deve farlo senza cedere al realismo della politica ufficiale: per noi essere realisti significa pensare il Macrico autogestito dai/dalle cittadini/e. Nel progetto, o studio di fattibilità, come lo si voglia chiamare, deve vivere questa tensione, ci si deve porre, oltre al problema finanziario dell’acquisto dell’area, anche quello della gestione, o meglio di come fare in modo che i/le cittadini/e possano usufruirne e allo stesso tempo auto-gestirlo in forme associative e cooperative.
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La “politica dei due tempi”, dunque, non funziona: pensare di porsi il problema dell’acquisto del Macrico, separato dal problema della gestione partecipata, equivale a giocare una partita al ribasso. Da questo punto di vista possiamo dire, anche a costo di sembrare ottimisti, che il primo tempo della partita è stato vinto, che oggi l’ipotesi di costruire palazzi nel Macrico è davvero poco realistica: lo hanno capito anche i DS! Il secondo tempo di questa partita si gioca oggi sull’acquisto pubblico e sulla gestione partecipata dell’area Macrico: per questo motivo il progetto del movimento, lo studio di fattibilità realizzato, presenta troppe falle. Esso prevede, ahinoi, una gestione aziendalistica dell’area, dove i criteri-guida sono rappresentati dal profitto privato che la gestione sarà in grado di realizzare. E’ chiaro che lo spirito che anima il progetto è quello delle “buone intenzioni”, ma di fronte agli avvoltoi non basta avere “buone intenzioni”.
- 7 -
Anche Petteruti dice che il Macrico dovrà essere messo a profitto, perché bisogna essere realisti. Sappiamo quello che significa quando gli amministratori propongono il project financing: acquisto pubblico e gestione privata, quelle due paroline non significano altro. Se non saremo in grado di proporre un’alternativa di gestione che produca ricchezza sociale e non profitto privato, gli affaristi si avventeranno come avvoltoi sul Macrico in nome del bene pubblico. Saranno le imprese private a tutelare la fruibilità pubblica e sociale dell’area? Noi non lo crediamo. Guardiamo invece a come è stato utilizzato il project financing per tutelare la fruibilità pubblica ad esempio per il giardino e per le attrezzature sportive sorte a via feudo S. Martino o a via Borsellino o ancora ai “fratelli la Bufala”, per fare solo alcuni esempi. Non esiste una gestione privata “buona” e una “cattiva”, esiste solo una differenza irriducibile tra ciò che chiamiamo “bene comune” e “bene privato”. Per questi motivi lo studio di fattibilità deve sciogliere le ambiguità di fondo che lo animano: o si propone anche un modello di (auto) gestione, oppure non faremo altro che autorizzare il Comune a prendere il nostro progetto e a dire: “grazie, adesso tocca a noi pensare alla gestione! Privati venite… c’è una bella torta da spartirsi per tutelare il bene pubblico!”.
PROPOSTE:
- Cominciare, da subito, una progettazione partecipata con assemblee pubbliche nei rioni e nelle piazze e organizzando incontri nelle scuole: dobbiamo produrre “affettività” per fare del Macrico un bene comune.
- Che lo studio di fattibilità si limiti al reperimento dei fondi per l’acquisto in attesa di elaborare una proposta concreta di gestione alternativa al project financing che possa viaggiare insieme al progetto.
- Intanto la nostra proposta deve puntare sull’acquisto pubblico e l’autogestione da parte di liberi/e cittadini/e attivi organizzati in cooperative ed associazioni che garantiscano una gestione pubblica, aperta, sociale, partecipata e tesa non a produrre profitto privato o accumulazione di denaro, ma capacità di riproduzione e auto-sostentamento.
- Per essere davvero realisti, cominciamo a prendere in seria considerazione l’ipotesi di aprire il Macrico alla città con cadenza quindicinale almeno fino ad ottobre-novembre (il tempo lo permette ancora). Possiamo concepire questi ingressi come un cantiere di lavori auto-gestiti, in cui si inizia a ristrutturare e a rendere agibile l’area per ospitare iniziative. Possiamo farlo dimostrando che non servono milioni di euro per attrezzare il Macrico, ma che recuperando ciò che già esiste, esso può essere reso funzionale a partire da subito.
Caserta, 13 giugno 2007
Laboratorio Sociale MillePiani
[SpA] Spazio Pubblico Autogestito
ex Caserma Sacchi - Via San Gennaro 4
CASERTA (localita’ Falciano)