Una soluzione alternativa ai termovalorizzatori:
Tratto da:
http://ilprofessorechos.blogosfere.it/2006/10/termovalorizzatore-e-pirolisi-1.html
Il termovalorizzatore è un impianto che brucia i rifiuti provenienti da un accurato processo di
raccolta differenziata. E’ cioè un inceneritore che usa il calore prodotto per generare energia.
Tuttavia, pur essendo meno inquinanti degli obsoleti inceneritori, i termovalorizzatori non riescono ad eliminare la diossina, tossica e cancerogena, presente nei fumi di scarico. Inoltre, studi sul particolato e sulle nanopolveri ne mettono seriamente in dubbio la compatibilità ambientale. E proprio per i dubbi sulla loro tossicità, i termovalorizzatori sono poco diffusi e molto osteggiati dalla popolazione.
Ma ora, forse, si è trovato il modo di smaltire i rifiuti urbani, con un impatto ambientale minimo, producendo eco-energia.
In Italia è l’Enea ad aprire questa prospettiva, già sperimentata in Germania e in Islanda.
In futuro, la tecnica che trasformerà la maggior parte dei rifiuti in energia termica ed elettrica e che sostituirà gli inceneritori si chiama “pirolisi “.
La pirolisi (ne ha parlato anche Ecoblog , qualche tempo fa) è un processo di degradazione termica in assenza di ossigeno. E’ una tecnica che, con particolari accorgimenti tecnici, l’utilizzo di uno speciale tipo di forno (kiln), la dissociazione molecolare tra 400 e 800°C (contro i 1300 °C degli inceneritori), può raggiungere performances ottimali, quali la totale assenza di diossine e furani (composti tossicologicamente simili), oltre ai fumi con le polveri. È un processo endotermico (per spezzare i legami tra gli atomi dei reagenti occorre fornire energia) e può essere regolato, cioè abbassato o aumentato. È particolarmente indicata proprio in presenza di materiali assai diversi fra di loro. Può operare con a monte la raccolta differenziata, ma anche senza.
Inoltre, la pirolisi potrà trattare la frazione umida insieme con la frazione secca del rifiuto, con ottimi risultati che possono toccare punte del 90% di produzione di gas e 10% di residuo inerte in discarica, contro circa il 50% dei termovalorizzatori.
Della nuova tecnica ne ha parlato all’ANSA, Angelo Moreno, ricercatore dell’Enea: “In questo modo si consente la minimizzazione dell’impatto ambientale, vale a dire, un minor numero e minore uso delle discariche, che e’ tra i primi obiettivi ambientali nella gestione rifiuti in Italia. Inquinanti quali i composti dello zolfo, gli ossidi di azoto, il monossido di carbonio diminuiscono fino alla meta’ mentre quelli pesanti si riducono del 50%. Se poi, prosegue il ricercatore dell’Enea, un tale sistema venisse accoppiato con una tecnologia ad alta efficienza, quali le celle a combustibile ad alta temperatura che possono sfruttare in maniera ottimale il syn-gas prodotto, questa potrebbe rappresentare la soluzione tecnologica ottimale al problema dei rifiuti, dal punto di vista ambientale, Dai residui della pirolisi si estraggono combustibili per turbine a gas o per motori diesel che, in parte alimentano il funzionamento dell’impianto e in parte vengono trasformate in energia da immettere nella rete.
Dal sito del Sole24Ore
Il Gip del Tribunale di Napoli Rosanna Saraceno ha disposto l’interdizione ai contratti con la pubblica amministrazione per un anno, relativamente alle sole attività di smaltimento, trattamento e recupero energetico dei rifiuti, nei confronti di alcune società del Gruppo Impregilo che gestiscono i sette impianti di combustibile da rifiuti della Campania. Le aziende coinvolte sono Impregilo, Fisia, e Fibe Campania.
Il Gip ha accolto le richieste dei Pm Giuseppe Noviello e Paolo Sirleo, al termine di una indagine sull’ipotesi di truffa aggravata.
Le indagini hanno portato anche al sequestro di circa 750 milioni di euro, somme dovute alle società da parte di molte amministrazioni municipali campane, o relative ad anticipi del commissariato emergenza rifiuti, per la costruzione del termovalorizzatore di Acerra. Nell’ambito dell’indagine il giudice ha disposto, nel dettaglio, il sequestro di 53 milioni di euro per le spese anticipate dal commissariato di governo per la costruzione degli impianti delle province campane diverse da Napoli, di circa 302 milioni quale tariffa di smaltimento regolarmente incassata; di documenti rappresentativi dei crediti certi, liquidi ed esigibili inerenti alle tariffe non ancora incassate pari a circa 142 milioni; di circa 100 milioni per le altre spese sostenute dal commissariato di governo che per contratto erano a carico delle affidatarie; di 52 milioni circa corrispondenti al mancato deposito cauzionale previsto dal contratto d’appalto; di circa 104 milioni pari al valore del termovalorizzatore di Acerra.
Al provvedimento restrittivo di questa mattina si è giunti dopo una lunga indagine, che ha preso spunto dal periodo in cui, nell’ambito del piano per lo smaltimento dei rifiuti, elaborato dalla Regione Campania, fu espletata una gara d’appalto a seguito della quale risultò aggiudicataria un’associazione di imprese costituita da Fibe e Fisia Campania, che provvide a realizzare i sette impianti per il Cdr, dove stoccare i rifiuti in attesa della realizzazione dei termovalorizzatori.