29 June 2007

Lo Uttaro

Filed under: POLITICA, EVENTI, NEWS, AMBIENTE — odeon @ 16:53

Lo Uttaro

ABROGHIAMO L’OTTO PER MILLE!!!!!!!!!!!!!!

Filed under: POLITICA — odeon @ 15:34

MA SI PUÒ ABROGARE? O NON PAGARE? E COME?

L’Associazione per lo Sbattezzo ha lanciato da diversi anni un’iniziativa per l’obiezione fiscale: maggiori informazioni sul loro sito.
L’UAAR ha anch’essa più volte criticato e chiesto modifiche alla normativa: resta il fatto che un cambiamento è fattibile solo attraverso una modifica della legge.

PERCHÉ ABROGARE IL MECCANISMO?

* perché il meccanismo doveva essere basato sulla volontarietà, ma la ripartizione delle scelte inespresse vìola, di fatto, questo principio;
* perché è un finanziamento a fondo perso a favore di confessioni religiose che si dovrebbero autofinanziare. Soprattutto nel caso della Chiesa cattolica, gran parte di questi contributi non ha alcuna utilità sociale;
* perché è una partita truccata: a differenza delle confessioni religiose, lo Stato italiano non fa alcuna pubblicità per sé e non informa su come destina questi fondi. Quando nel 1996 il ministro Livia Turco propose di destinare i fondi di competenza statale all’infanzia svantaggiata, il “cassiere” della Conferenza Episcopale Italiana Nicora reagì duramente, sostenendo che «lo Stato non deve fare concorrenza scorretta nei confronti della Chiesa»;
* perché è una partita a cui non tutti possono giocare: sono ammesse solo le confessioni sottoscrittrici di un’Intesa con lo Stato. Ecco perché la Chiesa, attraverso i parlamentari cattolici, blocca l’accordo (già sottoscritto) con i Testimoni di Geova e impedisce l’avvio di trattative con gli islamici: i fedeli di queste religioni, ben disciplinati, grazie al meccanismo delle scelte inespresse porterebbero alle loro gerarchie una contribuzione ben superiore alla loro percentuale reale, con un danno valutabile in centinaia di milioni di Euro per la Chiesa cattolica.
* perché è un meccanismo non chiaro, che trae in inganno non solo il semplice cittadino ma anche la persona colta. Un giornalista Rai ha dovuto addirittura scusarsi in diretta per la sua non conoscenza del meccanismo;
* perché lo Stato, erogando questi finanziamenti, è costretto a cercarsi altre entrate con nuove forme di tassazione della popolazione.
* perché dio non esiste.

L’OTTO PER MILLE NON E’ UNA SCELTA !

Filed under: POLITICA — odeon @ 15:30

ANCHE SE NON FIRMI FINANZI LA CHIESA CATTOLICA.

MA COSA SIGNIFICA “OTTO PER MILLE”?

Con il Concordato del 1929 lo stato italiano si impegnò a pagare direttamente lo stipendio al clero cattolico, con il meccanismo della congrua. Ritenendolo datato, nell’ambito delle trattative per il “nuovo” Concordato si decise un nuovo meccanismo di finanziamento alla Chiesa cattolica, solo in apparenza più democratico e trasparente in quanto allargato alle altre religioni: lo stato decideva di devolvere l’8 per mille dell’intero gettito IRPEF alla Chiesa cattolica (per scopi religiosi o caritativi) o alle altre confessioni o allo stato stesso (per scopi sociali o assistenziali), in base alle opzioni espresse dai contribuenti sulla dichiarazione dei redditi.
L’otto per mille è normato dalla legge 222/85.

COME FUNZIONA IL MECCANISMO?

Ogni cittadino che presenta la dichiarazione dei redditi può scegliere la destinazione dell’8 per mille del gettito IRPEF tra sette opzioni: Stato, Chiesa cattolica, Unione Chiese cristiane avventiste del 7° giorno, Assemblee di Dio in Italia, Unione delle Chiese Metodiste e Valdesi, Chiesa Evangelica Luterana in Italia, Unione Comunità Ebraiche Italiane.

In realtà nessuno destina il proprio gettito: il meccanismo assomiglia di più ad un gigantesco sondaggio d’opinione, al termine del quale si “contano” le scelte, si calcolano le percentuali ottenute da ogni soggetto e, in base a queste percentuali, vengono poi ripartiti i fondi.
Come se non bastasse, la mancata formulazione di un’opzione non viene presa in considerazione: l’intero gettito viene ripartito in base alle sole scelte espresse.
Alcune confessioni, più coerentemente, lasciano allo Stato le quote non attribuite, limitandosi a prelevare solo quelli relativi ad opzioni esplicite a loro favore: cosa che NON fa la chiesa cattolica, ottenendo un finanziamento quasi triplo rispetto ai consensi espliciti ottenuti a suo favore.

ECCO PERCHÉ È IMPORTANTE COMPILARE QUESTA SEZIONE DELLA DICHIARAZIONE DEI REDDITI.

Qualora il contribuente non sia tenuto alla presentazione della dichiarazione, può comunque effettuare ugualmente la scelta della destinazione dell’8 per mille consegnando il CUD in una busta chiusa agli enti preposti alla raccolta (poste, banche etc…).

LA DISTRIBUZIONE DEL GETTITO

Il Ministero delle Finanze, già restìo a fornire statistiche in merito (comunica i dati alle sole confessioni religiose, che ne danno notizia con estrema riluttanza), è peraltro estremamente lento nel diffondere i dati. Le ultime comunicazioni ufficiali e definitive si riferiscono incredibilmente alle dichiarazioni dei redditi del 2003 (redditi 2002).

Questa la distribuzione:
89,16% Chiesa Cattolica
8,38% Stato
0,55% Valdesi
0,39% Comunità Ebraiche
0,27% Luterani
0,22% Avventisti del settimo giorno
0,39% Comunità Ebraiche
0,07% Assemblee di Dio in Italia

Si noti che, in tale occasione, su oltre trenta milioni di contribuenti solamente il 39,52% ha espresso un’opzione: solo il 35,24% della popolazione, quindi, ha espresso una scelta a favore della Chiesa cattolica. Per dare un’idea dell’enormità della cifra corrisposta grazie a questo meccanismo, la Conferenza Episcopale ha disposto nel 2006 di contributi per 930 milioni di euro.

28 June 2007

UNA SOLUZIONE ALTERNATIVA AI TERMOVALORIZZATORI

Filed under: POLITICA, AMBIENTE — odeon @ 12:22

Una soluzione alternativa ai termovalorizzatori:
Tratto da:
http://ilprofessorechos.blogosfere.it/2006/10/termovalorizzatore-e-pirolisi-1.html

Il termovalorizzatore è un impianto che brucia i rifiuti provenienti da un accurato processo di
raccolta differenziata. E’ cioè un inceneritore che usa il calore prodotto per generare energia.
Tuttavia, pur essendo meno inquinanti degli obsoleti inceneritori, i termovalorizzatori non riescono ad eliminare la diossina, tossica e cancerogena, presente nei fumi di scarico. Inoltre, studi sul particolato e sulle nanopolveri ne mettono seriamente in dubbio la compatibilità ambientale. E proprio per i dubbi sulla loro tossicità, i termovalorizzatori sono poco diffusi e molto osteggiati dalla popolazione.
Ma ora, forse, si è trovato il modo di smaltire i rifiuti urbani, con un impatto ambientale minimo, producendo eco-energia.
In Italia è l’Enea ad aprire questa prospettiva, già sperimentata in Germania e in Islanda.
In futuro, la tecnica che trasformerà la maggior parte dei rifiuti in energia termica ed elettrica e che sostituirà gli inceneritori si chiama “pirolisi “.
La pirolisi (ne ha parlato anche Ecoblog , qualche tempo fa) è un processo di degradazione termica in assenza di ossigeno. E’ una tecnica che, con particolari accorgimenti tecnici, l’utilizzo di uno speciale tipo di forno (kiln), la dissociazione molecolare tra 400 e 800°C (contro i 1300 °C degli inceneritori), può raggiungere performances ottimali, quali la totale assenza di diossine e furani (composti tossicologicamente simili), oltre ai fumi con le polveri. È un processo endotermico (per spezzare i legami tra gli atomi dei reagenti occorre fornire energia) e può essere regolato, cioè abbassato o aumentato. È particolarmente indicata proprio in presenza di materiali assai diversi fra di loro. Può operare con a monte la raccolta differenziata, ma anche senza.
Inoltre, la pirolisi potrà trattare la frazione umida insieme con la frazione secca del rifiuto, con ottimi risultati che possono toccare punte del 90% di produzione di gas e 10% di residuo inerte in discarica, contro circa il 50% dei termovalorizzatori.
Della nuova tecnica ne ha parlato all’ANSA, Angelo Moreno, ricercatore dell’Enea: “In questo modo si consente la minimizzazione dell’impatto ambientale, vale a dire, un minor numero e minore uso delle discariche, che e’ tra i primi obiettivi ambientali nella gestione rifiuti in Italia. Inquinanti quali i composti dello zolfo, gli ossidi di azoto, il monossido di carbonio diminuiscono fino alla meta’ mentre quelli pesanti si riducono del 50%. Se poi, prosegue il ricercatore dell’Enea, un tale sistema venisse accoppiato con una tecnologia ad alta efficienza, quali le celle a combustibile ad alta temperatura che possono sfruttare in maniera ottimale il syn-gas prodotto, questa potrebbe rappresentare la soluzione tecnologica ottimale al problema dei rifiuti, dal punto di vista ambientale, Dai residui della pirolisi si estraggono combustibili per turbine a gas o per motori diesel che, in parte alimentano il funzionamento dell’impianto e in parte vengono trasformate in energia da immettere nella rete.

Dal sito del Sole24Ore

Il Gip del Tribunale di Napoli Rosanna Saraceno ha disposto l’interdizione ai contratti con la pubblica amministrazione per un anno, relativamente alle sole attività di smaltimento, trattamento e recupero energetico dei rifiuti, nei confronti di alcune società del Gruppo Impregilo che gestiscono i sette impianti di combustibile da rifiuti della Campania. Le aziende coinvolte sono Impregilo, Fisia, e Fibe Campania.
Il Gip ha accolto le richieste dei Pm Giuseppe Noviello e Paolo Sirleo, al termine di una indagine sull’ipotesi di truffa aggravata.

Le indagini hanno portato anche al sequestro di circa 750 milioni di euro, somme dovute alle società da parte di molte amministrazioni municipali campane, o relative ad anticipi del commissariato emergenza rifiuti, per la costruzione del termovalorizzatore di Acerra. Nell’ambito dell’indagine il giudice ha disposto, nel dettaglio, il sequestro di 53 milioni di euro per le spese anticipate dal commissariato di governo per la costruzione degli impianti delle province campane diverse da Napoli, di circa 302 milioni quale tariffa di smaltimento regolarmente incassata; di documenti rappresentativi dei crediti certi, liquidi ed esigibili inerenti alle tariffe non ancora incassate pari a circa 142 milioni; di circa 100 milioni per le altre spese sostenute dal commissariato di governo che per contratto erano a carico delle affidatarie; di 52 milioni circa corrispondenti al mancato deposito cauzionale previsto dal contratto d’appalto; di circa 104 milioni pari al valore del termovalorizzatore di Acerra.

Al provvedimento restrittivo di questa mattina si è giunti dopo una lunga indagine, che ha preso spunto dal periodo in cui, nell’ambito del piano per lo smaltimento dei rifiuti, elaborato dalla Regione Campania, fu espletata una gara d’appalto a seguito della quale risultò aggiudicataria un’associazione di imprese costituita da Fibe e Fisia Campania, che provvide a realizzare i sette impianti per il Cdr, dove stoccare i rifiuti in attesa della realizzazione dei termovalorizzatori.

17 June 2007

7 TESI E 4 PROPOSTE PER L’EX MACRICO

Filed under: POLITICA — odeon @ 11:48

logo-macrico.jpg

Sette tesi e quattro proposte per l’ex Macrico…
a cura del Laboratorio Sociale MillePiani

Quello che segue è un contributo alla discussione sul movimento per il Macrico verde che intendiamo portare nella prossima assemblea del Comitato. Lo facciamo girare prima in modo che ciascuno possa ragionarci e dire la propria, in rete o in assemblea.

Frutto di una elaborazione collettiva, speriamo che esso possa fare da stimolo ad un dibattito, a volte carente di analisi e di prospettive condivise, a partire dalla consapevolezza che la congiuntura apertasi all’indomani dell’iniziativa del 3 giugno rende lo scenario che abbiamo di fronte uno scenario di crisi. Crisi non vuol dire fine di un’esperienza. Al contrario, la crisi rappresenta il momento in cui un determinato percorso, in una determinata congiuntura, può aprirsi ad esiti diversi da quelli previsti. La crisi di un percorso è l’occasione per scoprire le strade nascoste, quelle che l’occhio quotidiano spesso non vede, cioè i sentieri poco o mai battuti.

Un’avvertenza: nel testo abbiamo a volte detto più di quanto effettivamente pensiamo, e lo abbiamo fatto con la consapevolezza che in questo modo la discussione e la pratica possono avanzare spostando un po’ più in là l’orizzonte. Consapevoli anche che il nostro è un avanzare a tentoni e privo di certezze e che solo chi non prova, chi non scommette, chi non sperimenta, resta fermo e non sbaglia mai.

- 1 -

Il movimento per il Macrico verde non è un movimento ambientalista, o meglio lo è, ma in un senso del tutto nuovo rispetto a quello che la parola “ambientalista”, convenzionalmente e nell’uso giornalistico, significa. Il movimento per il macrico verde è un movimento per la “buona vita” nella città di Caserta: desideriamo spazi pubblici di cui usufruire quotidianamente in una città che offre poco in termini di aggregazione, di servizi pubblici, di beni comuni.

- 2 -

Sarebbe un grave errore vedere nella partecipazione di massa alle iniziative solo un elemento di forza da usare per aumentare il nostro potere contrattuale nella vertenza. Bisogna cominciare a cogliere il carattere “costituente” della partecipazione sociale: questo significa, in concreto, immaginarsi nuove istituzioni dal basso che si pongano l’obiettivo di fare in modo che le decisioni, sulla città, sulla qualità della vita, attraversino realmente i soggetti che spesso quelle decisioni le devono subire. Occorre guardare al movimento per il macrico verde come ad processo, articolato e complesso, di autogoverno della città.

- 3 -

Parlare di autogoverno è immaginare un’altra democrazia. Noi non vogliamo solo “un posto al verde”, noi non chiediamo soltanto a chi governa la città di rispettare le nostre richieste o le “promesse” fatte in campagna elettorale, noi desideriamo mettere in discussione la forma stessa della democrazia rappresentativa e immaginare un altro modo di governare la città che non si basi sull’alternanza dei partiti al consiglio comunale, ma sulla partecipazione costante, effettiva, decisionale, della cittadinanza attiva, delle persone in carne ed ossa, di quelli che la città la abitano e la vivono. L’autogoverno non è una soluzione da proporre per il domani, ma una pratica quotidiana che viviamo già nell’esperienza delle assemblee cittadine.

- 4 -

Il movimento per il Macrico rappresenta, per noi, questa occasione irripetibile. Riprodurre vecchie logiche per le quali si divide l’obiettivo concreto (il Macrico verde al 100%) da quello generale (l’autogoverno, la partecipazione costante e attiva), ritenendolo puro elemento di contorno per dare forza alla vertenza, è perdente, o quantomeno agisce su un terreno arretrato rispetto alla partita che si sta giocando in città sulla “qualità della vita”. Da questo punto di vista, il movimento deve crescere ancora, deve acquisire consapevolezza che la propria efficacia non risiede nella forza, ma nella capacità di farsi abitudine, pratica quotidiana, partecipazione attiva, in una parola “istituzione”: ciò che ha messo in crisi i partiti in città (e i palazzinari e gli affaristi di sempre) non è stato solo il fatto di contestare la destinazione d’uso del Macrico (anche questo, per carità…), ma soprattutto che siano stati orde di cittadini/e a desiderarlo e ad affermare un altro modo di prendere le decisioni che ci riguardano, a dire, a voce alta: “Non potete decidere sulle nostre teste, non staremo a guardare!”.

- 5 -

Questo “no!” oggi deve porsi il problema di diventare “si!”, di trasformarsi in affermazione di qualcosa di nuovo, e deve farlo senza cedere al realismo della politica ufficiale: per noi essere realisti significa pensare il Macrico autogestito dai/dalle cittadini/e. Nel progetto, o studio di fattibilità, come lo si voglia chiamare, deve vivere questa tensione, ci si deve porre, oltre al problema finanziario dell’acquisto dell’area, anche quello della gestione, o meglio di come fare in modo che i/le cittadini/e possano usufruirne e allo stesso tempo auto-gestirlo in forme associative e cooperative.

- 6 -

La “politica dei due tempi”, dunque, non funziona: pensare di porsi il problema dell’acquisto del Macrico, separato dal problema della gestione partecipata, equivale a giocare una partita al ribasso. Da questo punto di vista possiamo dire, anche a costo di sembrare ottimisti, che il primo tempo della partita è stato vinto, che oggi l’ipotesi di costruire palazzi nel Macrico è davvero poco realistica: lo hanno capito anche i DS! Il secondo tempo di questa partita si gioca oggi sull’acquisto pubblico e sulla gestione partecipata dell’area Macrico: per questo motivo il progetto del movimento, lo studio di fattibilità realizzato, presenta troppe falle. Esso prevede, ahinoi, una gestione aziendalistica dell’area, dove i criteri-guida sono rappresentati dal profitto privato che la gestione sarà in grado di realizzare. E’ chiaro che lo spirito che anima il progetto è quello delle “buone intenzioni”, ma di fronte agli avvoltoi non basta avere “buone intenzioni”.

- 7 -

Anche Petteruti dice che il Macrico dovrà essere messo a profitto, perché bisogna essere realisti. Sappiamo quello che significa quando gli amministratori propongono il project financing: acquisto pubblico e gestione privata, quelle due paroline non significano altro. Se non saremo in grado di proporre un’alternativa di gestione che produca ricchezza sociale e non profitto privato, gli affaristi si avventeranno come avvoltoi sul Macrico in nome del bene pubblico. Saranno le imprese private a tutelare la fruibilità pubblica e sociale dell’area? Noi non lo crediamo. Guardiamo invece a come è stato utilizzato il project financing per tutelare la fruibilità pubblica ad esempio per il giardino e per le attrezzature sportive sorte a via feudo S. Martino o a via Borsellino o ancora ai “fratelli la Bufala”, per fare solo alcuni esempi. Non esiste una gestione privata “buona” e una “cattiva”, esiste solo una differenza irriducibile tra ciò che chiamiamo “bene comune” e “bene privato”. Per questi motivi lo studio di fattibilità deve sciogliere le ambiguità di fondo che lo animano: o si propone anche un modello di (auto) gestione, oppure non faremo altro che autorizzare il Comune a prendere il nostro progetto e a dire: “grazie, adesso tocca a noi pensare alla gestione! Privati venite… c’è una bella torta da spartirsi per tutelare il bene pubblico!”.

PROPOSTE:

- Cominciare, da subito, una progettazione partecipata con assemblee pubbliche nei rioni e nelle piazze e organizzando incontri nelle scuole: dobbiamo produrre “affettività” per fare del Macrico un bene comune.

- Che lo studio di fattibilità si limiti al reperimento dei fondi per l’acquisto in attesa di elaborare una proposta concreta di gestione alternativa al project financing che possa viaggiare insieme al progetto.

- Intanto la nostra proposta deve puntare sull’acquisto pubblico e l’autogestione da parte di liberi/e cittadini/e attivi organizzati in cooperative ed associazioni che garantiscano una gestione pubblica, aperta, sociale, partecipata e tesa non a produrre profitto privato o accumulazione di denaro, ma capacità di riproduzione e auto-sostentamento.

- Per essere davvero realisti, cominciamo a prendere in seria considerazione l’ipotesi di aprire il Macrico alla città con cadenza quindicinale almeno fino ad ottobre-novembre (il tempo lo permette ancora). Possiamo concepire questi ingressi come un cantiere di lavori auto-gestiti, in cui si inizia a ristrutturare e a rendere agibile l’area per ospitare iniziative. Possiamo farlo dimostrando che non servono milioni di euro per attrezzare il Macrico, ma che recuperando ciò che già esiste, esso può essere reso funzionale a partire da subito.

Caserta, 13 giugno 2007

Laboratorio Sociale MillePiani
[SpA] Spazio Pubblico Autogestito
ex Caserma Sacchi - Via San Gennaro 4
CASERTA (localita’ Falciano)