
CASTEL MORRONE differenzia, ma la cultura del sud e l’ombra della camorra suscitano molti dubbi, ma oltre a differenziare, c’è altro rimedio?
La raccolta differenziata, nuovo verbo dell’ecologismo e dell’economicita’, è ancora a zero.
Su questo punto bisogna essere rigorosi e pedanti. La differenziazione è l’unica strada alternativa a tante altre, tutte con una sciagura più o meno grande al loro interno.
Se non decolla la raccolta differenziata il problema dello smaltimento dei rifiuti sara’ sempre più
drammatico per l’ambiente e per la vivibilità dei nostri paesi, e strisceranno fino a straripare
alcuni aspetti indotti che segnerebbero un ulteriore gran passo avanti verso il degrado socioeconomico.
E’ noto, anzi notissimo, da centinaia di faldoni di atti processuali, da inchieste giornalistiche
e perfino dalla letteratura sociale che le ecomafie ricavano dallo smaltimento illegale della immondizia una quantità inimmaginabile di ricchezza. Far avanzare la raccolta differenziata significa, drammaticamente qui da noi, recuperare degli spazi di legalita’, delle boccate di ossigeno alla convivenza civile.
Ormai sta entrando nel senso comune che gli impianti di termovalorizzazione sono il minore dei mali, anzi, per un processo di assuefazione alle parole in conseguenza del quale se ne perde il senso, passa la sensazione che tali impianti, nel bilancio del dare e dell’avere, comportino un beneficio complessivo per il territorio che li ospita. E’ ovviamente falso. I termovalorizzatori sono degli impianti industriali di grandi dimensioni, con molta automazione e molto inquinanti, che come contropartita occupazionale offrono molto meno di tante altre tipologie di fabbriche.
Essi hanno poi un appetito da grande balena: la loro convenienza presunta dal punto di vista della produzione dell’energia è tanto piu’ vera quanto più lavorano. Trovarsi un tale impianto sul proprio territorio significherebbe calamitare immondizia a più non posso, e’ questa la sua logica d’esistenza, dai territori vicini e non.
Per questo servizio il nostro comune è affidato all’operatività dell’ ACSA. Si tratta di un’azienda a proprietà pubblica governata, è sempre più evidente man mano che ne leggiamo le vicende in cronaca, da logiche politiche spartitorie piuttosto che dalla cultura dell’efficienza e della produttività.
Senza voler assolutamente entrare nella disputa recente sull’affidamento del servizio da parte
dell’amministrazione chiedo, e ammetto che lo faccio retoricamente, se conosciamo una qualche
azienda governata dalla politica qui in Campania che, come l’Acsa, si regga su risorse pubbliche e allo stesso tempo lavori con criteri di efficienza e economicità. Che sia diretta da persone che oltre alla qualifica, allo stipendio e ai benefit della dirigenza abbiano anche le opportune capacità e un’adeguata cultura industriale. Che sia aggrappata alle proprie competenze e risorse e non alle lobbies politiche per fronteggiare il rischio d’impresa, temuto antagonista quotidiano di ogni azienda.
Le premesse non sono confortanti, ma per adesso questo è cio’ su cui dobbiamo contare.
Resta la considerazione che al di la’ di chi eroga il servizio esiste una responsabilità politica alla quale è opportuno ricordare l’importanza strategica dell’attività di raccolta differenziata e la sua criticità rispetto alla conservazione dell’ambiente e alla riduzione del costo del servizio di smaltimento.
Dal 22 al 24 giugno, nel centro storico di Faicchio (BN).
Uno scenario suggestivo ed un programma completamente rinnovato per
un evento affascinante ed emozionante. Faicchio (BN), ridente centro
del Sannio, si prepara a dare il via alla VI edizione della “Festa
medioevale”.
Questo il programma completo della festa:
- Venerdì 22 Giugno (a partire dalle ore 18.30):
Corteo Storico;
Musici e Sbandieratori di Sermoneta;
Palio della Botte;
Tiro alla Fune;
Corteo Storico;
Spettacolo Musicale “I Trementisti”.
- Sabato 23 giugno (a partire dalle ore 18.30):
Corteo Storico;
Esibizione Sbandieratori Contrade di Cori;
Palio degli “Arcieri del Rovo”;
Palo della Cuccagna;
Corteo Storico;
Spettacolo Musicale “I Musicastoria”.
- Domenica 24 giugno (mattina - a partire dalle ore 9.00):
Convegno “Castelli Medioevali”;
Corteo Storico;
Musici e Sbandieratori Contrade di Cori;
Esibizione degli Archibugieri “Sant’Anna” di Cava dei Tirreni;
Esibizione gruppo storico “I Normanni di Ruggiero” di Vairano
Patenora;
Esibizione spadaccini “Spada nella Roccia” di Rieti;
Palio degli “Arcieri del Rovo”;
Corteo Storico;
- Domenica 24 giugno (pomeriggio - a partire dalle ore 18.30):
Corteo Storico;
Palio della Quintana;
Musici e Sbandieratori Contrade di Cori;
Esibizione degli Archibugieri “Sant’Anna” di Cava dei Tirreni;
Esibizione gruppo storico “I Normanni di Ruggiero” di Vairano
Patenora;
Esibizione spadaccini “Spada nella Roccia” di Rieti;
Spettacolo Odalische, Mangiafuoco e Fachiri;
Proclamazione della contrada vincitrice del Palio.
Spettacolo musicale “La Takkarata”.
Mostra del ferro battuto, della Ceramica Artistica, delle terrecotte
e Prodotti Tipici Locali.
Durante tutta la durata della manifestazione STAND GASTRONOMICO.

Sette tesi e quattro proposte per l’ex Macrico…
a cura del Laboratorio Sociale MillePiani
Quello che segue è un contributo alla discussione sul movimento per il Macrico verde che intendiamo portare nella prossima assemblea del Comitato. Lo facciamo girare prima in modo che ciascuno possa ragionarci e dire la propria, in rete o in assemblea.
Frutto di una elaborazione collettiva, speriamo che esso possa fare da stimolo ad un dibattito, a volte carente di analisi e di prospettive condivise, a partire dalla consapevolezza che la congiuntura apertasi all’indomani dell’iniziativa del 3 giugno rende lo scenario che abbiamo di fronte uno scenario di crisi. Crisi non vuol dire fine di un’esperienza. Al contrario, la crisi rappresenta il momento in cui un determinato percorso, in una determinata congiuntura, può aprirsi ad esiti diversi da quelli previsti. La crisi di un percorso è l’occasione per scoprire le strade nascoste, quelle che l’occhio quotidiano spesso non vede, cioè i sentieri poco o mai battuti.
Un’avvertenza: nel testo abbiamo a volte detto più di quanto effettivamente pensiamo, e lo abbiamo fatto con la consapevolezza che in questo modo la discussione e la pratica possono avanzare spostando un po’ più in là l’orizzonte. Consapevoli anche che il nostro è un avanzare a tentoni e privo di certezze e che solo chi non prova, chi non scommette, chi non sperimenta, resta fermo e non sbaglia mai.
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Il movimento per il Macrico verde non è un movimento ambientalista, o meglio lo è, ma in un senso del tutto nuovo rispetto a quello che la parola “ambientalista”, convenzionalmente e nell’uso giornalistico, significa. Il movimento per il macrico verde è un movimento per la “buona vita” nella città di Caserta: desideriamo spazi pubblici di cui usufruire quotidianamente in una città che offre poco in termini di aggregazione, di servizi pubblici, di beni comuni.
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Sarebbe un grave errore vedere nella partecipazione di massa alle iniziative solo un elemento di forza da usare per aumentare il nostro potere contrattuale nella vertenza. Bisogna cominciare a cogliere il carattere “costituente” della partecipazione sociale: questo significa, in concreto, immaginarsi nuove istituzioni dal basso che si pongano l’obiettivo di fare in modo che le decisioni, sulla città, sulla qualità della vita, attraversino realmente i soggetti che spesso quelle decisioni le devono subire. Occorre guardare al movimento per il macrico verde come ad processo, articolato e complesso, di autogoverno della città.
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Parlare di autogoverno è immaginare un’altra democrazia. Noi non vogliamo solo “un posto al verde”, noi non chiediamo soltanto a chi governa la città di rispettare le nostre richieste o le “promesse” fatte in campagna elettorale, noi desideriamo mettere in discussione la forma stessa della democrazia rappresentativa e immaginare un altro modo di governare la città che non si basi sull’alternanza dei partiti al consiglio comunale, ma sulla partecipazione costante, effettiva, decisionale, della cittadinanza attiva, delle persone in carne ed ossa, di quelli che la città la abitano e la vivono. L’autogoverno non è una soluzione da proporre per il domani, ma una pratica quotidiana che viviamo già nell’esperienza delle assemblee cittadine.
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Il movimento per il Macrico rappresenta, per noi, questa occasione irripetibile. Riprodurre vecchie logiche per le quali si divide l’obiettivo concreto (il Macrico verde al 100%) da quello generale (l’autogoverno, la partecipazione costante e attiva), ritenendolo puro elemento di contorno per dare forza alla vertenza, è perdente, o quantomeno agisce su un terreno arretrato rispetto alla partita che si sta giocando in città sulla “qualità della vita”. Da questo punto di vista, il movimento deve crescere ancora, deve acquisire consapevolezza che la propria efficacia non risiede nella forza, ma nella capacità di farsi abitudine, pratica quotidiana, partecipazione attiva, in una parola “istituzione”: ciò che ha messo in crisi i partiti in città (e i palazzinari e gli affaristi di sempre) non è stato solo il fatto di contestare la destinazione d’uso del Macrico (anche questo, per carità…), ma soprattutto che siano stati orde di cittadini/e a desiderarlo e ad affermare un altro modo di prendere le decisioni che ci riguardano, a dire, a voce alta: “Non potete decidere sulle nostre teste, non staremo a guardare!”.
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Questo “no!” oggi deve porsi il problema di diventare “si!”, di trasformarsi in affermazione di qualcosa di nuovo, e deve farlo senza cedere al realismo della politica ufficiale: per noi essere realisti significa pensare il Macrico autogestito dai/dalle cittadini/e. Nel progetto, o studio di fattibilità, come lo si voglia chiamare, deve vivere questa tensione, ci si deve porre, oltre al problema finanziario dell’acquisto dell’area, anche quello della gestione, o meglio di come fare in modo che i/le cittadini/e possano usufruirne e allo stesso tempo auto-gestirlo in forme associative e cooperative.
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La “politica dei due tempi”, dunque, non funziona: pensare di porsi il problema dell’acquisto del Macrico, separato dal problema della gestione partecipata, equivale a giocare una partita al ribasso. Da questo punto di vista possiamo dire, anche a costo di sembrare ottimisti, che il primo tempo della partita è stato vinto, che oggi l’ipotesi di costruire palazzi nel Macrico è davvero poco realistica: lo hanno capito anche i DS! Il secondo tempo di questa partita si gioca oggi sull’acquisto pubblico e sulla gestione partecipata dell’area Macrico: per questo motivo il progetto del movimento, lo studio di fattibilità realizzato, presenta troppe falle. Esso prevede, ahinoi, una gestione aziendalistica dell’area, dove i criteri-guida sono rappresentati dal profitto privato che la gestione sarà in grado di realizzare. E’ chiaro che lo spirito che anima il progetto è quello delle “buone intenzioni”, ma di fronte agli avvoltoi non basta avere “buone intenzioni”.
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Anche Petteruti dice che il Macrico dovrà essere messo a profitto, perché bisogna essere realisti. Sappiamo quello che significa quando gli amministratori propongono il project financing: acquisto pubblico e gestione privata, quelle due paroline non significano altro. Se non saremo in grado di proporre un’alternativa di gestione che produca ricchezza sociale e non profitto privato, gli affaristi si avventeranno come avvoltoi sul Macrico in nome del bene pubblico. Saranno le imprese private a tutelare la fruibilità pubblica e sociale dell’area? Noi non lo crediamo. Guardiamo invece a come è stato utilizzato il project financing per tutelare la fruibilità pubblica ad esempio per il giardino e per le attrezzature sportive sorte a via feudo S. Martino o a via Borsellino o ancora ai “fratelli la Bufala”, per fare solo alcuni esempi. Non esiste una gestione privata “buona” e una “cattiva”, esiste solo una differenza irriducibile tra ciò che chiamiamo “bene comune” e “bene privato”. Per questi motivi lo studio di fattibilità deve sciogliere le ambiguità di fondo che lo animano: o si propone anche un modello di (auto) gestione, oppure non faremo altro che autorizzare il Comune a prendere il nostro progetto e a dire: “grazie, adesso tocca a noi pensare alla gestione! Privati venite… c’è una bella torta da spartirsi per tutelare il bene pubblico!”.
PROPOSTE:
- Cominciare, da subito, una progettazione partecipata con assemblee pubbliche nei rioni e nelle piazze e organizzando incontri nelle scuole: dobbiamo produrre “affettività” per fare del Macrico un bene comune.
- Che lo studio di fattibilità si limiti al reperimento dei fondi per l’acquisto in attesa di elaborare una proposta concreta di gestione alternativa al project financing che possa viaggiare insieme al progetto.
- Intanto la nostra proposta deve puntare sull’acquisto pubblico e l’autogestione da parte di liberi/e cittadini/e attivi organizzati in cooperative ed associazioni che garantiscano una gestione pubblica, aperta, sociale, partecipata e tesa non a produrre profitto privato o accumulazione di denaro, ma capacità di riproduzione e auto-sostentamento.
- Per essere davvero realisti, cominciamo a prendere in seria considerazione l’ipotesi di aprire il Macrico alla città con cadenza quindicinale almeno fino ad ottobre-novembre (il tempo lo permette ancora). Possiamo concepire questi ingressi come un cantiere di lavori auto-gestiti, in cui si inizia a ristrutturare e a rendere agibile l’area per ospitare iniziative. Possiamo farlo dimostrando che non servono milioni di euro per attrezzare il Macrico, ma che recuperando ciò che già esiste, esso può essere reso funzionale a partire da subito.
Caserta, 13 giugno 2007
Laboratorio Sociale MillePiani
[SpA] Spazio Pubblico Autogestito
ex Caserma Sacchi - Via San Gennaro 4
CASERTA (localita’ Falciano)

Domenica 17 giugno a Castel Morrone nella locale Casa Museo Laboratorio della Civiltà Rurale si svolgerà, dalle 10 alle 22, la terza edizione della Mostra Mercato del libro Etnografico e della Cultura Campana.
Per le 10 è prevista l’inaugurazione, dalle 10 alle 22 si potranno vedere filmati sulle tradizioni morronesi e si potranno degustare prodotti tipici locali espressamente cucinati. Alle 18 ci sarà la presentazione dei volumi delle case editrici ospiti, alle 19 si esibirà il cantautore Mimmo Damiano in Quando la musica incontra la poesia, alle 20 verrà presentato il CD-Rom Castel Morrone tra fede e folklore.
Nella giornata ci saranno anche una mostra fotografica sulla coltivazione della canapa, una visita guidata alla sezione Attrezzi Agricoli – Arredi e Corredi della Casa Museo Laboratorio, un’esposizione dell’artigianato locale.
Per informazioni: 0823/423557 (Gianfranco Iulianiello) e 348/8057383 (Vincenzo di Lorenzo)